PNRR: un’opportunità unica per l’Italia di aumentare la sicurezza del territorio
Quando, nell’aprile 2021, fu pubblicato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) apparve chiaro al CAE Magazine il potenziale impatto che avrebbe potuto avere sul Paese e per questo motivo ne avevamo approfondito i contenuti.
Il programma di Next Generation EU per la ripresa economica post-pandemia COVID-19 stava segnando un cambiamento epocale, destinando 750 miliardi per rilanciare la crescita. L’obiettivo del NGEU era promuovere una robusta ripresa dell’economia europea all’insegna della transizione ecologica, della digitalizzazione, della competitività, della formazione e dell’inclusione sociale, territoriale e di genere.
Nel Piano è contenuta la “Missione 2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica”, che si struttura in 4 componenti, di cui, il quarto è dedicato alla sicurezza del territorio, intesa come la mitigazione dei rischi idrogeologici (con interventi di prevenzione e di ripristino), alla salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, all’eliminazione dell’inquinamento delle acque e del terreno e alla disponibilità di risorse idriche, tutti aspetti fondamentali per assicurare la salute dei cittadini e, sotto il profilo economico, per attrarre investimenti.
Il primo ambito di intervento è volto a rafforzare la capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico. Elemento chiave di questo ambito è l’Investimento 1.1, per la Realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione. Circa 500 milioni destinati a sviluppare un sistema di monitoraggio che consentisse di individuare e prevedere i rischi sul territorio, come conseguenza dei cambiamenti climatici e di inadeguata pianificazione territoriale attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate per il controllo da remoto di ampie fasce territoriali, con conseguente ottimizzazione dell’allocazione di risorse. Infatti, i dati di monitoraggio costituiscono la base per lo sviluppo di piani di prevenzione dei rischi, anche per le infrastrutture esistenti, e di adattamento ai cambiamenti climatici.
Tra gli Enti e le Amministrazioni che hanno coordinato fin dal principio la maggior parte delle attività di questo investimento hanno un ruolo di rilievo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), allora denominato Ministero della Transizione Ecologica e il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale.
È fondamentale ricordare che il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe*, inoltre gli eventi estremi, intensi e localizzati sono notevolmente aumentati, solo nel triennio 2022-2024 ricordiamo: le esondazioni lungo le aste fluviali principali e secondarie nelle Marche del settembre 2022, le colate rapide di fango e detrito nell’isola di Ischia nel novembre 2022 con 12 morti, le alluvioni in Emilia-Romagna nel maggio 2023, con danni stimati in 8,6 miliardi di euro, le intense precipitazioni in Valle d’Aosta e Piemonte settentrionale nel giugno 2024, con effetti significativi in termini di esondazioni e colate detritiche. Anche se al di fuori del precedente rapporto, non possiamo non menzionare il recente il Ciclone mediterraneo Harry che ha generato eventi meteo eccezionali tra Sicilia, Sardegna e Calabria a inizio 2026 e l'emergenza che ha colpito Abruzzo e Molise, tra il 31 marzo e il 3 aprile 2026, con eccesso di pioggia, alluvioni, gelo e neve. Per questi motivi, nonostante il nostro Paese vanti un “Sistema di Allertamento Nazionale” fra le eccellenze riconosciute a livello internazionale, degli investimenti mirati a rafforzare la capacità previsionale e di mitigazione degli effetti del cambiamento climatico sono indispensabili.
I fondi stanziati dall’Europa per questi scopi costituiscono un’opportunità unica per l’Italia per aumentare la capillarità della rete, sia in ambito idro-meteorologico sia geologico, e di aggiornare l’esistente con tecnologie innovative e all’avanguardia, che garantiranno anche un’importante uniformità a livello nazionale di strumenti a disposizione.
Il MASE svolge un ruolo chiave nell’attività del Governo finalizzata alla tutela dell’ambiente e, nel tempo, necessita di strumenti idonei per portare avanti un lavoro organico e approfondito relativamente alla previsione, prevenzione, monitoraggio e gestione delle emergenze sul territorio. Per questo, l’Amministrazione nel 2022 ha avviato una serie di iniziative finalizzate alla progettazione, realizzazione e messa in produzione del Sistema Integrato di Monitoraggio e Previsione (SIM) di cui all’investimento PNNR M2C4 I1.1.
Attraverso l’integrazione di dati, conoscenze e competenze, il SIM consentirà di orientare le politiche pubbliche verso la prevenzione, intervenendo in ambiti fondamentali quali il contrasto al dissesto idrogeologico, il supporto alle emergenze, il monitoraggio dell’inquinamento marino e litorale, la lotta agli illeciti ambientali, gli incendi e l’agricoltura di precisione.
*Fonte: Rapporto di Ispra “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024
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