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Intervista a: Manuela Rontini, Sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna con delega alla Protezione Civile

giugno 2026
Intervista a: Manuela Rontini, Sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna con delega alla Protezione Civile

Trascorso poco più di un anno dalla nomina, la Redazione di CAE Magazine intervista Manuela Rontini, Sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna con Delega alla Protezione Civile, per fare un primo bilancio. Ripercorriamo con lei le sfide che ha dovuto affrontare la Regione per far fronte al dissesto idrogeologico, le azioni intraprese e le prospettive per il futuro.

Tra il 2023 ed il 2024 la Regione Emilia-Romagna è stata colpita da diversi eventi meteorologici estremi, con conseguenti alluvioni e frane che hanno creato danni, evacuazioni e vittime. Una situazione inedita, per magnitudo dei fenomeni e problematiche da affrontare, nella quale le comunità e le Istituzioni hanno dovuto dimostrare una capacità forte di reazione e di resilienza.

Pensando anche al rientro alla “normalità” post-emergenziale, quali sono stati gli aspetti più sfidanti e interessanti di questo incarico da sottosegretario alla Presidenza con delega alla Protezione Civile?

“Vivo questo ruolo con una responsabilità doppia. Innanzitutto quella politica, mettendo il massimo impegno ogni giorno con l’obiettivo della messa in sicurezza dell’Emilia-Romagna dopo le drammatiche ondate di maltempo degli ultimi anni; ma anche e soprattutto personale: sono nata e vivo da sempre a Faenza, non dimenticherò mai la notte del 16 maggio 2023, l’acqua che saliva e l’impotenza di fronte alle tantissime richieste di aiuto. Da quel giorno tutto è cambiato: ci siamo risvegliati più fragili e vulnerabili, ma consapevoli che lavorando insieme potevamo riprenderci da quella tragedia. Ho, però, una grande fortuna: l’esempio di migliaia e migliaia di donne e uomini che non si sono mai arresi e hanno mostrato a tutta l’Italia il valore della solidarietà e dell’orgoglio in un momento così difficile. Porto con me quella lezione in questo incarico che il presidente de Pascale ha voluto assegnarmi, mantenendo la delega alla ricostruzione in capo alla presidenza a dimostrazione di come questa sia una delle priorità del mandato”.

Quali le principali iniziative che sono state portate avanti nell’ultimo anno in ambito di prevenzione e mitigazione dei rischi derivanti dal dissesto idrogeologico?

“Appena insediati, abbiamo voluto dare subito un segnale concreto decidendo di raddoppiare i fondi dedicati alla manutenzione dei corsi d’acqua, della costa e delle frane, che sono passati così da quasi 24 a circa 50 milioni di euro, diventando uno degli stanziamenti più importanti di sempre, per quest’ambito, in Emilia-Romagna. In questi mesi abbiamo fatto decine di sopralluoghi e assemblee sui territori, incontrando centinaia di persone e più volte tutti i Comitati dei cittadini alluvionati. Abbiamo promosso un bando, unico in Italia, che rimborsa le spese a chi ha acquistato dispositivi di difesa dall’acqua per le proprie abitazioni, finanziandolo con i fondi raccolti dalle donazioni dopo l’alluvione. Inoltre, si è appena conclusa la riorganizzazione dell’Agenzia di Protezione Civile che ci permetterà di rispondere in modo più puntuale e agile alle sfide dei prossimi mesi”.

A novembre 2025 è stato dato l’annuncio del completamento dei nuovi piani provinciali e d’ambito. Disponibili anche online forniscono un inquadramento territoriale completo, un’analisi dei rischi, oltre a modalità di intervento e risorse in campo, in caso di emergenze. Come siamo arrivati a questo risultato? Quando e a chi saranno utili questi piani?

“Mi fa piacere questa domanda, perché si tratta di uno di quei provvedimenti che raramente finisce sulle prime pagine sui giornali, ma che è invece fondamentale per la sicurezza del nostro territorio e frutto di un enorme lavoro di squadra coordinato dall’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile, in collaborazione con Prefetture, amministrazioni locali e strutture operative. I piani sono divisi in nove ambiti provinciali e oltre ad un’analisi dei rischi possibili, indicano soprattutto i modelli di intervento in caso di emergenza: dal sistema di allertamento alla mobilitazione dei centri operativi, dalle forze di soccorso al volontariato, fino al ripristino dei servizi essenziali e al ritorno alla normalità e alle procedure operative specifiche che gli enti e i soggetti coinvolti ai diversi livelli di coordinamento devono attuare. A questo scopo abbiamo definito un modello organizzativo unico: il prefetto, sentito il presidente della Regione, può convocare il Centro coordinamento soccorsi (CCS) per assicurare la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza da attivare a livello provinciale, evitando duplicazioni e sovrapposizioni di competenze. E naturalmente grande attenzione è riservata alla comunicazione ai cittadini, promuovendo gli strumenti informativi come il portale AllertaMeteo, i canali social e IT-Alert, il sistema nazionale di allarme pubblico. Anche grazie a CAE miglioreremo la rete idro-meteo-pluviometrica della Regione Emilia-Romagna.

Quali sono le iniziative più rilevanti per il prossimo futuro in materia di riduzione del rischio connesso al dissesto idrogeologico?

“Innanzitutto, voglio citare l’ordinanza 57 firmata dal commissario straordinario alla ricostruzione, Ing. Curcio, che ha stabilito un principio importante: tutti gli interventi di messa in sicurezza verranno inseriti in un unico quadro organico. Questo perché è ormai chiaro che ciò succede a monte ha conseguenze anche a valle. L'ordinanza, quindi, dà gambe al Piano Speciale di Ricostruzione, unificando in un'unica disciplina oltre 7mila interventi per il ripristino degli immobili e delle infrastrutture pubbliche danneggiate. Inoltre, il DL 65 ha previsto uno stanziamento di 919 milioni di euro per finanziare, nei prossimi 12 anni in Emilia-Romagna, un piano di grandi opere strutturali e strategiche per la messa in sicurezza del territorio e la riduzione del rischio. Le prime analisi sono già partite e come Regione abbiamo anticipato le risorse necessarie per la progettazione in modo da poter presentare le prime proposte dopo l'estate. Infine, le delocalizzazioni: grazie all'impegno del presidente de Pascale sono stati rivisti gli indennizzi per chi deciderà di cogliere questa opportunità. Le prime istanze sono già pervenute e a Lugo è stato firmato il primo protocollo in questo ambito. Continuiamo a lavorare in un clima di massima collaborazione con la struttura commissariale e i territori affinché nei prossimi mesi si vedano i primi risultati concreti".


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