• Ricostruzione: intervista all’ingegner Fabrizio Curcio
    CAE MAGAZINE n.108 - Maggio 2026
    Ricostruzione: intervista all’ingegner Fabrizio Curcio

Ricostruzione: intervista all’ingegner Fabrizio Curcio

San Lazzaro di Savena (Bologna), 22 aprile | CAE S.p.A. ha ospitato presso la propria sede l’ingegner Fabrizio Curcio, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione verificatasi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, nominato nel gennaio 2025. Curcio punta su una gestione basata sull'ascolto dei territori, sottolinea l'importanza del confronto diretto con sindaci e cittadini, evidenziando la necessità di snellire i processi burocratici e lavorare in sinergia con la Regione. Il suo operato si concentra sull'accelerazione dei lavori e sul supporto alle comunità locali ancora alle prese con le conseguenze degli eventi alluvionali.

CAE rappresenta un’eccellenza del territorio su cui agisce il Commissario in tema di servizi e tecnologie per contribuire alla salvaguardia del territorio, delle infrastrutture e delle persone, proponendo soluzioni a supporto delle attività di protezione civile. Anche per questo, la visita è stata un’importante occasione di confronto tra Istituzioni e mondo industriale su un tema centrale per il Paese: la gestione e la mitigazione del rischio idrogeologico. L’incontro ha permesso di approfondire concretamente soluzioni tecnologiche, modelli organizzativi e strumenti già disponibili a supporto delle politiche pubbliche, favorendo un dialogo diretto tra chi pianifica gli interventi e chi li realizza.

In questa circostanza, la Redazione di CAE Magazine ha avuto l’opportunità di intervistare il Commissario.

A che punto è la ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi alluvionali del 2023 e 2024?

Il processo di ricostruzione è un processo che necessita di una tempistica e che si sviluppa su diverse fasi. Noi abbiamo gestito il post emergenza, soprattutto con la prima parte della struttura commissariale, ora siamo in una fase in cui si è consolidato un piano straordinario di ricostruzione pubblica che per legge è il piano che il Commissario emana. Rappresenta l'elenco delle opere sul quale il Commissario deve raggiungere l'obiettivo e quindi che vanno realizzate. Successivamente ci sarà la ricostruzione intesa come visione del territorio, la famosa mitigazione del rischio idraulico, che è in realtà in capo ai territori stessi, quindi ai Presidenti delle tre Regioni che sono coinvolte. Sulla parte della ricostruzione pubblica oggi noi contiamo circa 3.700 opere. La chiusura e l’attuazione di queste opere è circa al 70%, con un impegno delle risorse del Commissario pari al 50% di quelle stanziate, che sono poco meno di 3 miliardi di euro. Per la parte privata, le recenti ordinanze, in particolare la 54/2025 per la parte delle famiglie e poi stiamo lavorando anche sulla parte delle imprese, incluse quelle agricole, vediamo un aumento importante delle richieste di contributo, abbiamo più che triplicato rispetto a un anno fa. Ovviamente ci sono ancora delle problematiche che dobbiamo risolvere, alcune tecniche e alcune di tipo informatico e amministrativo, ma siamo confidenti sul fatto che stiamo procedendo abbastanza bene.

Ci può parlare della differenza tra emergenza e ricostruzione?

“Emergenza” e “ricostruzione” sono due termini che, alcune volte, vengono erroneamente sovrapposti o confusi. Il termine “emergenziale” è un termine che rappresenta qualunque tipo di evento che sconvolga l’ordinarietà e può essere più o meno impattante. Ad esempio, l’alluvione del 2023 e del 2024 è stato un evento certamente molto impattante sulle regioni sulle quali siamo operando. Le attività emergenziali sono le prime azioni che si fanno, anche in urgenza; quindi, quelle che servono a mettere un po' in sicurezza il territorio dal punto di vista primario, sono le prime opere urgenti. Dopodiché il tema di ricostruzione è un tema un po' ampio, perché dipende dalla mission, dall’obiettivo che al Commissario straordinario nominato viene fornito dalla normativa. Di per sé il termine “ricostruzione” può essere interpretato in maniera molto ampia nelle varie attività emergenziali e di ricostruzione.

Calando questa informazione rispetto all'attività dell’Emilia-Romagna, della Toscana, delle Marche, del ‘23 e del ‘24 (solo per la Regione Emilia-Romagna), la “ricostruzione” significa occuparsi delle opere di ripristino; quindi, delle opere che sono considerate più o meno urgenti, ma rappresentano un riposizionamento, un ripristino delle situazioni presenti prima dell’evento, chiaramente con qualche miglioramento, ma non è una vera e propria riduzione del rischio, che è un tema molto più ampio. Nel caso del dissesto idrogeologico e delle problematiche idrauliche idrogeologiche, le opere per la riduzione del rischio sul territorio nascono dalla valutazione dello stesso e sono in capo al territorio. Su questa ricostruzione è stato chiarito che il Commissario si occupa delle opere urgenti, quindi delle opere di ripristino.

La norma ha stanziato però anche 1 miliardo di euro per le opere di mitigazione del rischio che sono messe a disposizione dei Presidenti di Regioni nei prossimi 10/11 anni che consentiranno loro, in qualità di Commissari di Governo per il dissesto idrogeologico, di operare con questi fondi per la riduzione del rischio.

Quindi, emergenza, ricostruzione e poi riduzione del rischio talvolta, in qualche modo, vengono messi insieme, ma in realtà, hanno delle fasi specifiche e molto differenti tra di loro.

Quanto è importante ascoltare il territorio, quindi le Istituzioni, i cittadini e le imprese, nel processo di ricostruzione?

Direi che è fondamentale. Il territorio è l'esigenza. Le nostre attività istituzionali sono attività che vengono incontro alle esigenze delle comunità. Il territorio è la comunità. Poi ci sono dei rischi, dove l'ascolto del territorio, potrebbe influenzare un po' di meno. Penso per esempio al rischio sismico perché se devi ricostituire una comunità, una volta che hai preso l'accordo di come la ricostruisci, è un'attività operativa. Nel caso invece del rischio idraulico e idrogeologico è costante, continuo, ad ogni evento, ad ogni pioggia, ad ogni alluvione, ad ogni evento che crea attenzione. Quindi, la comunità è perennemente in costante necessità di comunicare e le Istituzioni hanno la costante necessità di ascoltare e comprendere. Non penso che ci possa essere ricostruzione senza ascolto del territorio in qualunque evento. Vale per il sisma, come per l'aspetto idraulico e idrogeologico. Per quest’ultimo aspetto, questo ascolto deve essere costante e continuo.

Che ruolo ha il PNRR nella ricostruzione?

Il PNRR è un programma molto diversificato. Su questo la comunicazione generale non ha fatto giustizia. Con il termine PNRR pensiamo a delle misure che sono molto diverse l’una dall’altra. Nella struttura commissariale, il PNRR è una sorta di finanziamento a rendicontazione, cioè in realtà non sono dei soldi che arrivano nuovi rispetto a quelli che il governo ci ha stanziato, ma è una forma di rendicontazione che il Commissario deve fare rispetto a delle risorse che già ha. Quindi, questo pone il percorso del PNRR in maniera un po' diversa rispetto ad altre situazioni dove il fondo è collegato direttamente al risultato dell'obiettivo della realizzazione dell’opera. Nel nostro caso, noi abbiamo delle risorse che sono state finanziate già con delle norme primarie e abbiamo l'obbligo, per l'impegno che il Paese ha preso, di rendicontare quota parte di queste risorse nell'ambito del programma del PNRR. Abbiamo fatto un'attività molto intensa, sia con il Ministro Foti sia con la struttura di missione che si occupa del PNRR a Roma, in coordinamento anche col Ministero dell'Economia e Finanza. A novembre, abbiamo rimodulato la nostra quota di rendicontazione del PNRR e credo, anzi, sono certo, che a giugno noi rendiconteremo e chiuderemo i lavori per quelle opere per le quali è prevista la chiusura e rendiconteremo nei tempi che sono stati stabiliti. È stato un lavoro molto importante, mi auguro molto apprezzato, che, per quanto riguarda la struttura commissariale, siamo riusciti e credo riusciremo a portare a termine, non senza fatica, ma con una certa soddisfazione.

 

A cura della Redazione di CAE Magazine


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