PNRR - Dissesto idrogeologico: potenziamento del monitoraggio frane

Come anticipato, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede il rafforzamento delle capacità di osservazione e previsione dei rischi ambientali attraverso la realizzazione del Sistema Integrato di Monitoraggio e Previsione (SIM), pensato per integrare e potenziare le reti di monitoraggio esistenti sul territorio nazionale, migliorando la raccolta, l’elaborazione e la condivisione dei dati relativi ai principali fenomeni naturali. Tra le infrastrutture oggetto di intervento rientra la rete di monitoraggio delle frane in situ, un ambito strategico per la prevenzione del dissesto idrogeologico.
Il contesto nazionale evidenzia infatti la rilevanza del fenomeno. L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio frane. Secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da ISPRA insieme a Regioni e Province autonome, nel Paese sono censite oltre 621.000 frane, che interessano complessivamente circa 24.700 km², pari all’8,2% del territorio nazionale. Una quota significativa – circa il 28% – è rappresentata da fenomeni a cinematismo rapido, come crolli o colate rapide di fango e detrito, caratterizzati da velocità elevate e forte capacità distruttiva. A fronte di questa diffusione, solo poche migliaia di frane risultano oggi monitorate con sistemi in situ.
Al fine di effettuare una ricognizione delle reti in situ attive o dismesse sul territorio nazionale, l’ISPRA nel 2021 ha ideato e implementato l’Anagrafe nazionale dei sistemi di monitoraggio. L’anagrafe contiene complessivamente le informazioni su 1.222 sistemi di monitoraggio.
Relativamente al tipo di monitoraggio, il 79% dei sistemi censiti nel 2021 aveva finalità conoscitiva, mentre il 21% era utilizzato anche con finalità di allertamento e operava quindi in tempo reale.
Anche per questo, in considerazione delle finalità con cui questi sistemi sono stati predisposti, l’acquisizione dei dati per molte aree di frana avveniva ancora in modalità manuale, mentre solo una minoranza dei fenomeni veniva monitorata in continuo.
Tra gli strumenti più utilizzati nei sistemi di monitoraggio vi sono gli inclinometri e i piezometri; seguono la strumentazione topografica (stazione totale o strumentazione GNSS), i fessurimetri, la strumentazione meteo-pluviometrica (pluviometro, termometro, nivometro), gli estensimetri e le catene inclinometriche/multiparametriche.
Il monitoraggio diretto dei corpi di frana consente di raccogliere dati fondamentali per comprendere l’evoluzione dei fenomeni: dalla definizione di estensione e geometria delle frane, alla valutazione delle pressioni interstiziali e delle loro variazioni nel tempo, fino alla definizione di eventuali soglie di allarme utili alla salvaguardia di persone e beni.
Il rafforzamento delle reti di monitoraggio rappresenta quindi un passaggio chiave per migliorare la conoscenza dei fenomeni franosi e supportare le attività di previsione e gestione del rischio idrogeologico su scala nazionale.
Per questo, in occasione della predisposizione del progetto dell’investimento 1.1 ad opera del MASE, con fondi PNRRR, l’ISPRA, le Regioni/Province autonome, nell’ambito del Tavolo nazionale dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia e le ARPA competenti in materia, hanno individuato 135 siti prioritari da sottoporre a monitoraggio strumentale in situ e ulteriori 35 siti di monitoraggio, situati nelle regioni del Mezzogiorno, con strumentazione e servizi per il monitoraggio di spostamenti superficiali.
Per alcuni di questi siti si tratta di sistemi completamente nuovi, mentre per altri si tratta di automatizzare o ammodernare strumentazione già esistente. In alcuni, poi, l’intervento ha lo scopo di predisporre anche dei veri e propri sistemi di allertamento.
Secondo la logica del SIM, i dati di monitoraggio in situ delle frane saranno a disposizione di tutti i soggetti istituzionali che, a vario titolo, hanno competenze in materia. Gli aspetti relativi all’allertamento dovranno essere gestiti e/o concordati, secondo competenze istituzionali, con i Centri Funzionali regionali. Come esplicitato nel capitolato tecnico, questi ultimi potranno utilizzare i dati di monitoraggio in situ delle frane anche nell’ambito della predisposizione dei Bollettini di criticità idrogeologica.