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STORIA

CAE Foto storica

CAE nasce nel 1977 dalla volontà di quattro ingegneri elettronici e ricercatori della Fondazione Marconi, specializzati in telecomunicazioni, con uno scopo ben determinato: fornire a enti pubblici e privati tecnologie evolute per il monitoraggio del rischio ambientale dovuto ai fenomeni naturali, in particolare a quelli idro-meteorologici.

Sin dagli inizi dell’attività, CAE porta avanti una politica di sviluppo improntata alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni sempre più sofisticate per la misurazione di fenomeni atmosferici.

Ed è grazie a questo approccio che CAE ha acquisito negli anni quel ruolo di riferimento per gli enti responsabili della gestione delle emergenze e per la salvaguardia di popolazione, infrastrutture e ambiente che oggi detiene. La sua storia, infatti, l’ha portata in prima linea insieme alla Protezione Civile e ad altri enti nazionali e regionali nel fronteggiare le più grandi calamità climatiche che hanno interessato l’Italia negli ultimi 35 anni.

E l’evoluzione continua: attraverso il costante contatto e l’interazione con i suoi clienti, CAE recepisce le necessità del settore e sviluppa soluzioni innovative, che garantiscono per il futuro sempre crescente sicurezza e affidabilità dei sistemi.


Di seguito alcuni progetti particolari che hanno marcato lo sviluppo scientifico e tecnologico dell'azienda nel corso degli anni.

1978 - Ferrari

1978- Ferrari 1978- Ferrari 1978- Ferrari

Nel 1978 CAE raggiunge un accordo con la Ferrari Automobili per la realizzazione del primo controllo elettronico a microprocessore dell’impianto di iniezione di una vettura di Formula 1.

Il Direttore tecnico della Ferrari, Ing. Mauro Forghieri, definisce specifiche molto stringenti, soprattutto in relazione agli ingombri e ai pesi del contenitore con l’elettronica di controllo. Gli ovvi motivi sono legati alla compatibilità con le prestazioni della vettura.

Il progetto consiste nel controllare le iniezioni di benzina del distributore Lucas, in funzione del numero dei giri del motore e della richiesta di potenza da parte del pilota e cioè della posizione del comando dell’acceleratore.

La realizzazione anche meccanica viene fatta rispettando le specifiche di progetto e vengono portate avanti diverse sperimentazioni sia sul motore al banco sia in pista sulle vetture T4 e T5 con i due piloti Villenueve e Scheckter.

La foto riportata sul settimanale Autosprint (sul numero 45 di novembre 1979) documenta le dimensioni ridotte dell’elettronica installata dietro al roll-bar. Naturalmente le indiscrezioni riportate dall’articolo dell’epoca non sono corrette; infatti parla di apparecchiature per la registrazione dei dati, anziché di controllo elettronico di iniezione.

Un progetto svolto in contemporanea riguarda l’eliminazione del pesante distributore meccanico di iniezione Lucas e la sua sostituzione con degli elettroiniettori molto più leggeri e facilmente controllabili a livello elettronico. Questo secondo progetto sarà la base di partenza per il lavoro svolto negli anni successivi dalla Magneti Marelli.

La collaborazione con la Ferrari cessa circa due anni più tardi, quando le ottime prospettive di lavoro nel campo della idrometerologia impongono a CAE una scelta di campo.


1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100

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1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100
1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100
1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100 1979 - Il primo sistema interamente CAE e la nascita della SP100
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Alla fine del 1979 CAE è incaricata dall’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Reno di realizzare il primo sistema completo – ex novo – di monitoraggio in tempo reale.

Dal documento di registrazione dell’ordine, si evince che il sistema richiesto è composto da 20 stazioni idrometriche in telemisura e da una rete radio in gamma UHF. Come ancora oggi, il lavoro include progettazione, fornitura e installazione.

CAE mette a punto la sua prima Stazione Periferica in telemisura. Si tratta della SP100. In quell’anno nasce l’idrometro a ultrasuoni, primo in Italia e fortemente desiderato dal cliente per rimediare gli inconvenienti degli strumenti a galleggiante. Anche per la gestione di questo sensore, la stazione era dotata di un microprocessore che la rendeva differente rispetto a quanto disponibile fino a quel momento.

Il sistema di alimentazione a pannelli solari rappresentava anch’esso un’importante innovazione perché svincolava il cliente dall’utilizzo di lunghe linee dedicate per alimentare stazioni di rilevamento in posti remoti.

Presso la sede del cliente, in Via Alessandrini 8 a Bologna, fu installata – già il 16 settembre 1980, una centrale operativa DAS50. Grazie alla centrale era possibile visualizzare i dati, gestire l’acquisizione da remoto, registrare i dati e mostrarli in diversi monitor nelle varie sale dell’ufficio. Anche in questo caso CAE era la protagonista di un salto tecnologico, in quanto le funzioni di questa centrale erano molto innovative per l’epoca.

Il primo ripetitore installato da CAE è quello di Monte Calderaro, attivato il 6 ottobre 1980. Come emerge da una relazione di progetto, originale della primavera dello stesso anno, il sistema è il cuore di un programma più ampio che prevede il rinnovo di tutta la rete dell’ente. Le stazioni furono poi installate tutte nei primi mesi del 1981.


1980 - Primi lavori meteorologia

1980 - Primi lavori meteorologia 1980 - Primi lavori meteorologia 1980 - Primi lavori meteorologia
1980 - Primi lavori meteorologia 1980 - Primi lavori meteorologia 1980 - Primi lavori meteorologia
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È nel 1980, due anni dopo la fondazione, che CAE imbocca la strada del monitoraggio ambientale dedicandosi alla progettazione dei primi strumenti elettronici, applicati al monitoraggio dei fenomeni idrometeorologici.

Questo orientamento nasceva in risposta alle esigenze di un settore che in quegli anni era estremamente primitivo: le strumentazioni esistenti di tipo meccanico e il concetto stesso delle applicazioni possibili del monitoraggio ambientale erano molto limitate e ben lontane dal livello raggiunto oggi.

L’attività di ricerca e sviluppo condotta da CAEin oltre trent’anni di attività è stato uno dei principali motori dell’evoluzione tecnologica dei sistemi di monitoraggio idrometeorologico attuali e finalizzati alla protezione civile.

CAE è attualmente partner tecnologico dei principali enti attivi nella salvaguardia della popolazione dalle catastrofi naturali e ha contribuito negli anni all’eccellenza di delServizio di Protezione Civile Italiano, uno dei più evoluti al mondo, divenuti punto di riferimento per molti stati in via di sviluppo.


1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100

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1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100 1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100 1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100
1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100 1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100 1980 - Realizzazione di un sistema con 11 stazioni SP100
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Nel giugno del 1980 anche il CNR IRPI di Perugia affida a CAE la realizzazione di un sistema composto da 11 stazioni SP100 e un ripetitore radio.

I lavori iniziarono quando ancora il sistema di alimentazione a celle solari non era stato perfezionato. Per questo motivo le prime stazioni installate, attivate nei mesi di gennaio e febbraio del 1980, erano in gran parte alimentate ancora dalla tensione di rete, con tutti gli inconvenienti che questo poteva generare: costi di allacciamento, pericolosità e scarsa affidabilità.

A differenza delle stazioni installate nello stesso periodo in Emilia Romagna, questa commessa includeva stazioni anche meteorologiche, quindi dotate di pluviometro e anemometro.


1981 - L'elettronica evolve e nasce la stazione SP101

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1981 - L'elettronica evolve e nasce la stazione SP101 1981 - L'elettronica evolve e nasce la stazione SP101 1981 - L'elettronica evolve e nasce la stazione SP101a
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CAE si specializza sempre più nell’elettronica per la telemisura di parametri idrometrici e meteorologici. Nel 1981 l’azienda vince la gara indetta dal Magistrato alle Acque di Venezia e deve installare una rete di 21 stazioni idro e pluviometriche miste. La comunicazione è garantita da 5 ripetitori, che costituiscono la “Rete del Agno-Guà e del Brenta-Cismon”.

Per rispondere a quanto richiesto, la SP100, non è più sufficiente. CAE investe ancora in ricerca e sviluppo, arrivando a progettare la nuova SP101.

Con questa nuova stazione, fra le richieste cui CAE arriva a rispondere vi è la dotazione di un display esterno a 7 segmenti. La SP101 è inoltre modulare, dotata quindi di una card cage in grado di ospitare diverse schede elettroniche in funzione delle esigenze di misurazione.

E’ innovativa all’epoca anche la presenza nella stazione di un registratore per la registrazione di dati anche in locale, per cui la SP101 fu la prima a registrare su memoria solida in Italia. Si trattava della MR8000, 4 chip da 2 kbyte.

In questo caso, come si vede dalle immagini, le stazioni ospitano pluviometri riscaldati. Per questo era sempre necessaria un’alimentazione esterna, con batteria tampone per i casi di emergenza.

Molti pali furono verniciati in colore marrone su richiesta del committente per rispettare vincoli paesaggistici.


1987 - La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota

La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota
La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota
La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota La nuova SP200, il Piemonte e il monitoraggio in alta quota
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Nel 1987 il graduale aumento dei nuovi lavori e del portafoglio di reti in manutenzione, rende necessaria una revisione della stazione SP101 per garantirne una produzione più efficiente e una maggiore affidabilità: nasce la SP200.

La nuova SP200 dispone di un versatile display a cristalli liquidi con tastierina e di una memoria solida. Grazie alla semplificazione delle schede al suo interno abbatte i consumi, questione da sempre di importanza strategica per i sistemi concepiti da CAE.

La prima applicazione in sistemi reali di questa nuova tecnologia è in Piemonte, fin dall’epoca all’avanguardia nel campo del monitoraggio. La commessa, iniziata proprio in quell’anno, include 22 stazioni SP200 idrometriche, pluviometriche e meteorologiche complete: nascono l’anemometro “made in CAE” e la prima versione di palo da 10 metri.

Lo stesso progetto prevede la realizzazione anche di 6 stazioni SP300 in alta montagna, con installazione in alcuni casi elitrasportata. In questi siti il contenitore, più ampio, lascia spazio all’elettronica necessaria per gestire i sensori nivometrici. Fra questi fanno la prima comparsa il nivometro a ultrasuoni e il termometro multi-livello, studiato per misurare la stratificazione della temperatura lungo il manto nevoso.

Questa commessa rappresenta un punto di svolta per CAE anche grazie alla meticolosità delle verifiche di ammissione alla gara svolte dal dott. Vincenzo Coccolo, all’epoca Dirigente del Servizio Geologico della Regione Piemonte e ritratto in alcune immagini dell’epoca.

La perizia dei test e gli elevati standard richiesti dal cliente hanno guidato CAE nel perfezionamento della stazione SP200. Questa diventa quindi la tecnologia di punta per l’azienda dal 1987 al 2000, installata in oltre 1500 siti e ancora oggi (settembre 2012) perfettamente funzionante in oltre 300 stazioni, dove compie con efficacia e affidabilità la sua funzione di monitoraggio in tempo reale.


1987 - Valtellina

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Il giorno 28 luglio 1987 l'abitato di Sant'Antonio Morignone, frazione del comune valtellinese di Valdisotto, rimase sepolto sotto una vastissima frana staccatasi improvvisamente dal vicino Pizzo Coppetto.

L'enorme quantità di rocce e detriti accumulatisi sul fondovalle a causa della frana ostruì il letto del fiume Adda che esondò allagando la valle e causando numerosi danni a strutture e persone.

Per ripristinare il regolare deflusso delle acque, la Protezione Civile intervenne realizzando un percorso in gallerie sotterranee come alternativa all'originale deflusso delle acque entro gli argini del fiume.

CAE, incaricata dalla Regione Lombardia, affiancò la Protezione Civile nell’operazione installando in 8 giorni un sistema di 14 stazioni di monitoraggio che permisero di mantenere costantemente controllata l’evoluzione della situazione, salvaguardando la sicurezza delle popolazioni coinvolte.


1998 - Sarno

1998 - Sarno 1998 - Sarno 1998 - Sarno
1998 - Sarno 1998 - Sarno 1998 - Sarno
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Nei giorni 4, 5 e 6 maggio dell’anno 1998, dopo aver accumulato acqua per tre giorni consecutivi di pioggia, le pareti del monte Alvano – la vetta di 1300 metri che domina gli abitati di Quindici e il Vallo di Lauro, su un versante e quelli di Sarno, Siano e Bracigliano sull’altro – cedettero in 43 punti diversi riversando a valle tonnellate di fango, detriti e alberi.

I paesi sottostanti vennero devastati, molte abitazioni furono distrutte e purtroppo numerose persone persero la vita nella sciagura.

In questo scenario CAE, incaricata dallaprefettura di Napoli, intervenne d’urgenza sul luogo: in 8 giorni, in condizioni precarie, furono installate 5 stazioni di monitoraggio per controllare le piogge e i loro effetti sull’evoluzione della frana, in modo da consentire agli organismi competenti di pianificare la strategia di gestione dell’emergenza ed evitare ulteriori danni alla popolazione.


2002 - Capanna Margherita

2002 - Capanna Margherita 2002 - Capanna Margherita 2002 - Capanna Margherita
2002 - Capanna Margherita 2002 - Capanna Margherita 2002 - Capanna Margherita
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Il rifugio di Capanna Margherita è situato sul massiccio del Monte Rosa a 4556 m s.l.m.

Nel 2002 la Regione Piemonte ha commissionato a CAE la progettazione di un sistema di monitoraggio meteorologico per registrare valori di temperatura, radiazione solare e velocità del vento utili all’elaborazione delle previsioni del tempo: da allora il rifugio è noto come la più alta stazione meteorologica esistente in Europa.

La stazione completamente automatizzata è stata sviluppata interamente da CAE in modo da richiedere una manutenzione ridotta ai minimi termini.

I sensori sviluppati per le rilevazioni ambientali sono costruiti con tecnologie e materiali d'avanguardia.

Il sistema è concepito in particolare per restituire dati affidabili anche nelle condizioni climatiche più estreme: violente raffiche di vento, temperature rigidissime e la galaverna paralizzerebbe in concrezioni di ghiaccio gli strumenti normalmente utilizzati.


2002 - Lago Effimero di Macugnaga

2002 - Lago Effimero di Macugnaga 2002 - Lago Effimero di Macugnaga 2002 - Lago Effimero di Macugnaga

Nel giugno 2002 un inaspettato innalzamento della temperatura provocò un rapido scioglimento dei ghiacci della parete orientale del Monte Rosa determinando la formazione di un lago effimero nel ghiacciaio del Belvedere.

Il lago incombeva sul sottostante paese di Macugnaga e sull’intera valle Anzasca: in caso di rotta glaciale milioni di tonnellate d’acqua si sarebbero potute riversate sulla vallata.

CAE fu chiamata a installare con urgenza un sistema per monitorare i parametri di temperatura e vento, determinanti per controllare l’innalzamento del livello del lago e la tenuta del ghiaccio.

Il sistema, 4 stazioni e 1 ripetitore installati in soli 4 giorni e in condizioni proibitive, permise alla Protezione Civile di gestire la situazione pianificando le strategie di intervento.

L’acqua del bacino, in condizioni sotto costante controllo, trovò poi uno sfogo nelle viscere del ghiacciaio defluendo senza provocare danni.


2006 - Centri Funzionali

2006 - Centri Funzionali 2006 - Centri Funzionali 2006 - Centri Funzionali

Il Sistema dei Centri Funzionali (C.F.), è un progetto ambizioso e complesso, promosso dalDipartimento della Protezione Civile, dalleRegioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, che si propone di realizzare una rete di centri operativi, in grado realizzare un sistema di allertamento nazionale distribuito sul territorio, per le finalità di Protezione Civile.

Il sistema, attraverso attività di previsione,monitoraggio e sorveglianza in tempo reale degli eventi ambientali e dei conseguenti effetti al suolo, è finalizzato al supporto alle decisioni delle autorità di Protezione Civile distribuite sul territorio ed alla gestione delle emergenze in attuazione dei vari “Piani di emergenza di protezione civile” provinciali e comunali predisposti.

Nell’ambito di tale sistema CAE, capogruppo del RTI composto con Telespazio Spa, Consorzio Interno-DHI ed Hydrodata Spa, si è aggiudicata la gara per la realizzazione della piattaforma tecnologico informatica dei Centri Funzionali previsti dal progetto.

Il sistema realizzato si compone di 23 Centri Funzionali (uno per ciascuna Regione, uno per la Provincia autonoma di Trento, uno per la Provincia autonoma di Bolzano, uno per il Dipartimento di Protezione Civile di Roma ed uno per l’APAT di Roma) collegati fra loro con moderni sistemi di comunicazione.

Per ciascun Centro CAE ha progettato e realizzato una piattaforma hardware e software specifica per la gestione dei dati idrometeorologici, in grado di fornire un efficace supporto alla decisione nella gestione delle situazioni di emergenza connesse al rischio idrometeorologico del territorio.

Ciascun Centro è stato dotato di apparecchiature hardware e software specialistico, in grado di provvedere alla raccolta dei dati idrometeorologici resi disponibili dalle reti di monitoraggio idrometeorologico esistenti e di propria pertinenza, dei dati radar che verranno di qui a breve resi disponibili e di altri dati di previsione che verranno resi disponibili da alcuni Centri di Competenza esistenti a livello nazionale.

Le informazioni idrometeorologiche raccolte vengono condivise in tempo reale a livello nazionale: i dati raccolti dalle diverse reti di monitoraggio confluiscono nel C.F. della specifica Regione, da cui a sua volta vengono inseriti nel circuito dei C.F. e condivisi con le altre regioni e con il Dipartimento Protezione Civile di Roma.

La piattaforma software realizzata permette di rendere fruibili agli operatori di ciascun centro tutte le informazioni raccolte, dandone una rappresentazioni mirata ed efficace sia per la gestione in tempo reale degli eventi idrometeorologici in atto, sia per lo studio e l’analisi storica dei fenomeni rilevati.

Ciascun centro è stato realizzato seguendo i criteri di massima sicurezza e funzionalità operativa, prevedendo la ridondanza di tutti gli apparti di gestione, acquisizione e comunicazione, in modo da consentire il fault-tolerance anche nel caso di guasto di uno qualsiasi dei componenti del centro.

Un sistema di videoconferenza e condivisone delle applicazioni tra i vari centri permette inoltre di realizzare la cooperazione e la sussidiarietà tra i vari centri per una miglior gestione delle situazioni di rischio idrometeorologico, estese sul territorio.

Il progetto dei Centri Funzionali è uno esempio virtuoso di collaborazione a livello nazionale tra le varie regioni italiane: il progetto permette infatti di dotare tutte le realtà territoriali regionali di uno strumento omogeneo di gestione del monitoraggio idrometeorologico, in grado di far condividere le competenze gestionali del territorio tra i vari Enti competenti, facendo progredire le tecniche e le eccellenze degli Enti più evoluti e sviluppati verso quelli ancora in via di sviluppo.


2009 - In viaggio per Caracas

2009 - In viaggio per Caracas 2009 - In viaggio per Caracas 2009 - In viaggio per Caracas

Parte per Caracas il contingente CAE destinato alla realizzazione della rete di monitoraggio idro-meteorologico e di qualità dell’acqua dei più importanti bacini di prelievo della capitale venezuelana.

Il progetto nasce per iniziativa di HIDROCAPITAL, la Società di gestione delle risorse idriche per la città di Caracas e gli Stati di Vargas e Miranda, alla quale fa riferimento un’utenza di più di otto milioni di persone.

L'obiettivo del progetto è duplice: il controllo continuo del rischio idrogeologico e quello della qualità dell'acqua destinata ad uso civile.

L'ampiezza e la complessità dell'area da monitorare hanno coinvolto CAE nella messa a punto di un sistema specifico altamente integrato, che mette in sinergia - in tempo reale - le rilevazioni effettuate da diverse tipologie di sensori dislocati in posizioni strategiche. Il cervello del sistema ha sede a Caracas, negli uffici di HIDROCAPITAL - dove i dati vengono presi in carico e processati dai software CAE - ed è studiato per essere compatibile con la rete di monitoraggio del Venezuela: qualora se ne presentasse l'esigenza, il sistema verrebbe integrato senza difficoltà nella rete nazionale.

Nei container e' stata quindi caricata la quintessenza della tecnologia CAE: zattere galleggianti, sonde multiparametriche in grado di muoversi verticalmente per esaminare l'acqua nei diversi "strati", pluviometri, anemometri e tutti i sensori idrometeorologici integrabili nel sistema delle stazioni SPM20.

L'avvio del progetto e' stato salutato con partecipazione da tutta l'azienda, che non ha dimenticato di caricare insieme alla consueta professionalità anche una buona dose di entusiasmo.


2013 - Nasce il nuovo sistema CAE Mhas

2013 - CAE Mhas 2013 - CAE Mhas 2013 - CAE Mhas
2013 - CAE Mhas 2013 - CAE Mhas 2013 - CAE Mhas
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Nell’ottobre del 2013, nel corso del workshop organizzato da CAE “I sistemi multirischio in Italia”, viene presentato il sistema Mhas – Multi Hazard System, la nuova soluzione realizzata da CAE per offrire ai propri clienti un sistema per il monitoraggio del multirischio completo e all’avanguardia.

Nato sulle basi del SIR20, dal quale eredita caratteristiche come la modularità, la flessibilità e la tempestività della segnalazione dei dati, il sistema Mhas implementa nuove esclusive potenzialità: esso, infatti, è in grado di interfacciarsi con la quasi totalità degli strumenti di misurazione in commercio e può quindi essere utilizzato in qualsiasi contesto applicativo di monitoraggio.

Si tratta del più avanzato e affidabile sistema di monitoraggio multirischio di fenomeni naturali, progettato sulla base dell’esperienza ultratrentennale di CAE, e risponde all’esigenza di integrare, in un’unica rete di monitoraggio, tutti gli elementi utili al controllo dei diversi fattori di rischio di un territorio.

Il Multi Hazard System integra infatti la maturità e la solidità delle soluzioni che CAE ha messo a disposizione dei propri clienti per anni, testandole sul campo nelle più difficili condizioni, con gli ultimi ritrovati della tecnologia.

Con Mhas, infatti, l’operatore è realmente al centro del sistema, che trasmette in tempo reale le informazioni su tutte le variabili misurate. L’acquisizione, l’elaborazione e la messa a disposizione dei dati diventa, grazie ad esso, un processo immediato, altamente affidabile e progettato integralmente per rispondere alle più specifiche esigenze.

Mhas è lo strumento più idoneo per supportare l’attività degli enti preposti alla tutela del territorio e alla salvaguardia della popolazione.


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